Amministrare lo straniero. Mobilità, diplomazie e ospitalità, Italia – Europa (XIV-metà XIX secolo)

Riassunto del progetto

Lo straniero come oggetto di pensiero, come ospite accolto o respinto, infine come attore che vive un’esperienza sociale, giuridica o politica: sono questi i tre punti che il progetto intende illustrare indagando sulle mobilità e sulla loro gestione istituzionale e diplomatica in uno spazio che associa l’Italia al suo contesto europeo, in particolare alla Francia e ai mondi ispanico e germanico. Ci interessiamo alla “costruzione” dello straniero tra il XIV secolo e la metà del XIX secolo sia dal punto di vista delle istituzioni religiose, politiche, economiche o scientifiche, in una prospettiva locale, nazionale e transnazionale, sia dal punto di vista delle persone in movimento, studiate come individui, gruppi costituiti o comunità immaginate.

Norme, discorsi e rappresentazioni dell’ospitalità Le norme religiose, giuridiche o teoriche dell’ospitalità vengono trattate partendo dai problemi di denominazione. Ci si interroga sulle modalità di registrazione, legittimazione, sorveglianza e integrazione degli stranieri, dei migranti, dei viaggiatori, degli emigrati, dei rifugiati o ancora degli esiliati religiosi da parte delle diverse istanze amministrative e degli organi diplomatici e consolari, in un contesto in cui le norme e le forme dell’ospitalità stanno mutando profondamente.

Pratiche dell’accoglienza: aiutare, controllare, respingere Il passaggio dall’ospitalità “filantropica” all’inquadramento giuridico e amministrativo delle persone mobili viene esaminato prendendo come punto di osservazione le istituzioni dei paesi di accoglienza e le reti diplomatiche e consolari. Ci si chiede come furono controllate e trattate queste persone, quali furono i luoghi dedicati alla loro ospitalità e quali sociabilità, in particolare politiche, si crearono nelle città. Ci si interessa alle pratiche dell’accoglienza nell’ambito dell’attività diplomatica così come alla gestione da parte di altre strutture, dalle confraternite ai ricoveri, dalla raccomandazione ai sussidi, dalla costituzione di quartieri nazionali ai luoghi di soggiorno forzato.

Gruppi e individui in movimento: esperienze della mobilità Un’ultima parte della ricerca prevede di esaminare il modo in cui le persone mobili vivono questa loro condizione, come la percepiscono e come si informano sulle modalità di circolazione: le comprendono, le subiscono o le sovvertono? Cercheremo, da questo punto di vista, di stabilire una tipologia fine a seconda delle categorie di individui: categorie sociali (dagli indigenti alle élite), categorie politiche (esiliati politici, emigrati…) ma anche categorie “professionali” (mobilità scientifiche, artistiche, commerciali…).

Questo progetto rientra nel piano quinquennale dell’EFR ed è condotto da sette ricercatori delle Università Grenoble Alpes (LUHCIE), Paris Est Créteil Val de Marne (CRHEC) e Paris Panthéon Sorbonne (IHMC): Gilles Bertrand, Catherine Brice, Naïma Ghermani, Virginie Martin, Gilles Montègre, Ilaria Taddei, Sylvain Venayre. Si basa sulle collaborazioni con Università italiane e spagnole (Complutense de Madrid, Napoli Federico II, Napoli Suor Orsola Benincasa, Siena, Ca’ Foscari di Venezia…) e istituti di ricerca all’estero sostenuti dai rispettivi governi (Institut Historique Allemand, Casa de Velasquez).

Il calendario degli incontri e dei seminari va inteso come una serie di tappe che porteranno all’elaborazione di pubblicazioni intermedie e di un’opera finale dedicata a La fabrique de l’étranger. Attualmente la programmazione è la seguente:

Responsabili : Gilles Bertrand, professore, Università di Grenoble-Alpes, membro senior dell’Institut Universitaire de France (IUF) e membro del LUHCIE ; Catherine Brice, professore, Università di Paris Est Créteil Val-de-Marne, che si coordina con il Centre de Recherche en histoire européenne comparée, membro senior dell’Institut Universitaire de France (IUF) ; Naïma Ghermani, professore associato, Università di Grenoble-Alpes, membro junior dell’Institut Universitaire de France (IUF) e membro del LUHCIE ; Virginie Martin, professore associato, Università di Paris 1 Panthéon-Sorbonne (IHMC / IHRF); Gilles Montègre, professore associato, Università di Grenoble-Alpes e membro del LUHCIE ; Ilaria Taddei, professore associato, Università di Grenoble-Alpes, associata al LUHCIE ; Sylvain Venayre, professore, Università di Grenoble-Alpes e direttore del LUHCIE.

 

 

Vaison e il suo territorio nell’antichità

Il progetto è costituito da due componenti: una componente epigrafica (“PCR [Progetti congiunti di ricerca] Vaison-la-Romaine e i comuni circostanti. ILN, Vaison des Voconces”. N. Mathieu) e una componente archeologica (scavi del foro di Vaison. C. Michel d’Annoville). Il progetto rientra in un progetto collettivo pluriannuale relativo alla pubblicazione delle iscrizioni latine della città di Vaison des Voconces in epoca antica e agli scavi del foro di Vaison-la-Romaine.

La componente epigrafica del progetto si iscrive nel quadro dell’antica tradizione epigrafica della città di Grenoble e, in base alle pratiche scientifiche contemporanee, prende in considerazione la totalità dei monumenti citati in collaborazione con archeologi, architetti, storici dell’arte. La componente archeologica si basa sugli scavi condotti da J. -M. Mignon da tre anni sul sito dell’antico foro di Vaison-la-Romaine (Vaucluse). Questi lavori hanno una finalità scientifica e puntano a formare gli studenti alle tecniche di scavo che vanno dallo sgombero alle rilevazioni del terreno fino all’identificazione del materiale.

Direzione: N. Mathieu

Obiettivo finale :

Pubblicazione del volume ILN, VII, 2, Voconces de Vaison (XLIVe suppl. à Gallia) che segue il volume ILN, VII – 1, Voconces de Die, edito nel 2012. Questa pubblicazione non potrà essere realizzata unicamente nel corso del PCR che ha lo scopo di facilitare la preparazione tecnica della pubblicazione (ricerca, controllo, verifica sul posto, ecc.). Il PCR sostiene questo obiettivo di preparazione.

Le pubblicazioni più prettamente archeologiche sono realizzate in un altro ambito e con altri sostegni.

Partner

UGA / Personale docente di Grenoble, ricercatori o dottorandi – Caroline Michel d’Annoville, Pr Univ Paris IV – Nicolas Mathieu, professore di storia romana, UGA, Djamila Fellague, MCF, UGA – Bernard Rémy, professore emerito di storia romana, UGA – Marianne Béraud, dottoranda a contratto di storia romana – Yann Bonfand, dottorando.

Partner esterni a Grenoble, insegnanti (parte integrante del programma di scavi o di ricerca sulle iscrizioni)

Patrice Faure, Professore associato (Université Lyon-3 – Jean Moulin) – Benoît Rossignol, Professore associato (Université Paris 1, Sorbonne) – DRAC PACA (Xavier Delestre, Direttore regionale degli affari culturali, Servizio regionale di archeologia) – David Lavergne, Curatore del patrimonio, SRA (Dipartimento di Vaucluse) – Jean-Marc Mignon, archeologo (Servizio Dipartimentale del patrimonio e di archeologia, Vaucluse) – INRAP (Vaucluse) – Joël-Claude Meffre, archeologo (Vaucluse, Vaison) – Personale dei servizi municipali di Vaison-la-Romaine – Christine Bezin, Mélanie Bienfait, Julien Charles

Precedenti manifestazioni

25 ottobre 2012: Seminario Iscrizioni latine di Narbonnaise. II. ILN Vaison des Voconces

24 aprile 2014: Secondo Seminario Iscrizioni latine di Narbonnaise. II. ILN Vaison des Voconces

22 aprile 2015: Terzo Seminario Iscrizioni latine di Narbonnaise. II. ILN Vaison des Voconces = primo seminario Vaison e il suo territorio nell’antichità

14 aprile 2016: Quarto seminario Vaison e il suo territorio nell’antichità

14 aprile 2017: Quinto seminario Vaison e il suo territorio nell’antichità

13 avril 2018 : 6e ILN Vaison. Vaison et son territoire dans l’Antiquité

 

 

DigiFlor (Digital Edition of the Roman de Florimont)

Curatrice del progetto: Marta Materni
Supervisore del progetto: Elena Pierazzo

Partner del progetto: logo Marie Curie actions

Sinossi del progetto

Il progetto DigiFlor, finanziato dalla Comunità Europea con una borsa di studio Marie Curie Individual Fellowship, propone innanzitutto la realizzazione di un’edizione digitale complessa, appositamente pensata per un testo poco studiato del Medioevo francese: il Roman de Florimont.

Si tratta di un’opera in versi (circa 13.000) scritta da Aimone di Varennes nel 1118, che narra le avventure del nonno di Alessandro Magno nel Mediterraneo, tra le coste europee e quelle egiziane.

Pubblicato una sola volta negli anni trenta del novecento, in occasione di una edizione molto criticata a causa della scelta dei testimoni che ha influenzato in maniera negativa le interpretazioni del testo, il Roman de Florimont ha il grande vantaggio di offrirci un terreno di studio praticamente inesplorato dove è possibile sperimentare senza pregiudizi pregressi.

Per giunta, le sue caratteristiche (lunghezza contenuta, varianti linguistiche particolarmente marcate e varianti redazionali, esistenza di prosificazioni e di traduzioni) permetteranno di confrontarsi, in un unico contesto, con tutte le problematiche legate alla trasmissione di un testo del Medioevo e quindi alla sua edizione. Lo scopo del progetto è la riflessione su come affrontare queste questioni filologiche, pur nella prospettiva di un approccio digitale.

Il passaggio dall’edizione cartacea all’edizione virtuale permetterà:

1) di riflettere sulla natura stessa dell’edizione di un testo e proporre delle alternative alla transizione classica tra edizione su testimone unico ed edizione critica;

2) di ampliare i limiti concettuali di un’edizione fino ad includere nello stesso contesto o gli strumenti di analisi testuale utili alla creazione di lessici, studi statistici, ecc., o la visualizzazione del testo pubblicato a lato delle immagini dei manoscritti per rendere evidente ed esplicito il lavoro che porta dalla pergamena allo schermo.

Metodologia
Il progetto offre l’occasione per testare su una lingua romanza che presenta delle varianti grafiche/grammaticali molto accentuate una serie di software open-source sviluppati in un contesto accademico e dedicati all’elaborazione automatica e semi-automatica del testo e dell’edizione scientifica. La base tecnica dell’edizione sarà lo standard XML-TEI.

Ripercussioni del progetto
I risultati del progetto saranno liberamente accessibili e diffusi principalmente attraverso: 1) il sito Florimont contenente le immagini e le edizioni ed integrato nel progetto FonteGaia; 2) un quaderno di ricerca Hypothèses. Nel 2019, la conclusione del progetto sarà coronata da una giornata di studio franco-italiana presso il laboratorio LUHCIE.

 

Fontegaia

Il progetto Fonte Gaia riunisce ricercatori e bibliotecari desiderosi di impegnarsi in una rete dedicata allo scambio di informazioni e nella discussione di idee sull’italianismo contemporaneo ed internazionale. Insieme danno vita, arricchiscono, commentano e migliorano Fonte Gaia, La Biblioteca Digitale e Fonte Gaia Blog, un diario di ricerca condiviso creato sulla piattaforma Hypothèses.

Fonte Gaia è stato concepito fin dagli inizi come un progetto aperto ai contributi esterni e alle collaborazioni nazionali e internazionali allo scopo di dar vita a una comunità aperta e dinamica di ricercatori desiderosi di scambiarsi ed arricchire i contenuti prodotti, esprimere il loro punto di vista e condividere le loro esperienze. L’interazione con lo strumento ed i contenuti è il principio stesso di Fonte Gaia, così come l’associazione di informazioni e risorse.

Oggetto di ricerca e strumento al tempo stesso, l’insieme costituito dagli “oggetti digitali” sviluppati nel quadro del progetto vuole proporre agli italianisti di tutti i paesi di assumere il ruolo sia di lettori che di produttori e commentatori delle edizioni digitali e degli articoli.

Il progetto ha come scopo di sviluppare una biblioteca digitale di riferimento per gli italianisti.

Il metodo è quello delle digital humanities: unire e raccogliere i contenuti sparsi nelle varie biblioteche digitali e nei serbatoi di dati, selezionare nuove raccolte sotto la supervisione di un comitato scientifico, digitalizzare, commentare, arricchire le edizioni digitali.

Partner

L’ Université Grenoble Alpes, il CADIST (Centro di Acquisizione e Diffusione dell’Informazione Scientifica e Tecnica) Langue, Littérature et Civilisation Italienne (Lingue, letterature, civiltà italiane) (SID UGA INP), MSH-Alpes

In dicembre 2015, un accordo di consorzio europeo denominato CoBNIF (Consortium Bibliothèque Numérique Franco-Italienne) è stato firmato tra le université Grenoble Alpes, l’Université Paris 3 Sorbonne Nouvelle, l’Università degli Studi di Padova e Roma la Sapienza. L’accordo sta per essere siglato da L’Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

 

L’arte della predicazione nel XV secolo: efficacia retorica e figurativa

Curatrice del progetto: Cécile Terreaux-Scotto in collaborazione con Jean-Marc Rivière (Aix-Marseille Université)

Il progetto, realizzato in collaborazione con il CAER dell’Université Aix-Marseille, ha l’obiettivo scientifico di creare e sviluppare una rete europea di ricercatori specialisti della predicazione religiosa nell’area di lingua romanza nel XV e XVI secolo. Il progetto prevede inizialmente due giornate di studio e la pubblicazione nel numero di Filigrana. Cahiers d’études italiennes del 2019.

Al centro dell’opera pubblicata nel 2005 (Pescatori di uomini. Predicatori e piazze alla fine del Medioevo), Maria Giuseppina Muzzarelli pone l’analisi del modo in cui i predicatori usavano la parola, questo “strumento di comunicazione capace di suscitare il consenso”. Tre anni prima, Lina Bolzoni (La rete delle immagini. Predicazione in volgare dalle origini a Bernardino da Siena) si era occupata dell’uso da parte dei predicatori delle immagini come strumento di convincimento. Prendendo spunto da queste opere, questo ciclo di lavoro dedicato all’arte della predicazione nel XV secolo studia il modo in cui gli strumenti della retorica e gli elementi della rappresentazione, sia essa visiva o mentale, pervadono i sermoni allo scopo di misurare gli effetti performativi sul pubblico e individuare le eventuali mutazioni che una tale interazione determina sulle forme di devozione.

Prestazione oratoria, la predicazione è innanzitutto un discorso di autorità: il predicatore deve convincere il pubblico, spingerlo ad agire in una determinata direzione attraverso l’uso di strumenti primitivamente legati al linguaggio. Ora, come dimostrato da Michael Baxandall (Painting and experience in Fifteenth Century Italy), l’introduzione della prospettiva nel XV secolo ha notevolmente modificato il processo di visualizzazione negli spettatori, dando alla pittura un “senso morale” poi dimenticato ed abituandoli alla costruzione di un’immagine all’interno della quale si svolge una storia che, nella sua stessa struttura, presenta delle similitudini con l’analisi esegetica. Il discorso del predicatore è quindi inserito in un apparato, quello della chiesa, dove, più che nei secoli precedenti, esso entra in risonanza – forse talvolta anche in concorrenza – con un altro discorso, quello del pittore. Da questo momento, è interessante osservare come queste due modalità di discorso si incontrano, si fondono, si scontrano o, talvolta, si ignorano nei sermoni dei predicatori, ma anche il modo in cui vengono recepiti dai fedeli, in un complesso gioco di eco e di rinvii che opera a livello di intelletto, di memoria, di percezione sensoriale, di emozioni e di volontà.

Una seconda importante caratteristica della predicazione nel XV secolo riguarda il rapporto che questa intrattiene con due spazi distinti, la cui compatibilità non è ovvia, quello della chiesa e quello della città. Se analizziamo le due figure più importanti che caratterizzano il secolo, il francescano Bernardino da Siena e il domenicano Girolamo Savonarola, notiamo come la loro relazione con lo spazio pubblico sia assolutamente diversa. Sebbene il primo abbia ottenuto la riforma degli statuti di Perugia nel 1425, la sua influenza è essenzialmente relegata alla sfera morale e spirituale. Al contrario, la predicazione del Savonarola ha influito sulla vita pubblica fiorentina svolgendo un ruolo importante nell’applicazione delle riforme istituzionali del novembre-dicembre 1494. Ora, mentre innumerevoli studi hanno fatto il punto sugli strumenti usati da Bernardino nei suoi sermoni (l’esigenza di chiarezza espressa con la famosa formula “parlare chiarozzo chiarozzo”, i riferimenti alla vita quotidiana, la gestualità, l’uso nel linguaggio di onomatopee, le ripetizioni, l’uso della sua tavoletta…), l’analisi “tecnica” della predicazione del Savonarola ha suscitato un interesse molto più contenuto: di colui che diceva “il mio dire è fare”, si è considerato il “fare” invece del “dire”, l’atteggiamento profetico e l’uso della parola come un’arma invece del modo in cui questa faceva presa sul suo pubblico, la forza strutturante della predicazione in un contesto civile agitato invece delle sue modalità d’azione e di accoglienza presso il pubblico.

Certo, tutti i sermoni sono testi di circostanza (non fosse altro che a causa degli obblighi del calendario liturgico) caratterizzati da uno scopo didattico e ognuno di essi, preso singolarmente, è un’opera dalla vocazione performativa destinata ad avere un effetto immediato sugli ascoltatori. L’influenza della congiuntura storica, delle “condizioni dei tempi” su cui Macchiavelli ha concentrato la sua attenzione, appare tuttavia, nei predicatori attivi nel corso di tutto il XV secolo, come un nodo problematico centrale, capace di aprire interessanti prospettive di analisi in merito alla strutturazione e alla realizzazione dei loro discorsi.

Queste le linee direttrici che desideriamo approfondire nelle nostre giornate di studio, la prima delle quali sarà specificamente dedicata all’aspetto retorico di questa tematica generale e la seconda al suo aspetto figurativo. Per le ragioni enunciate sopra, il nostro campo di studio accorderà ampio spazio alla penisola italiana, ma non si limiterà solo a questa ma si estenderà, ai fini della comparazione, agli altri stati europei, in particolare la Spagna, la Francia e la Germania.

Per verificare queste ipotesi di lavoro, seguiremo diverse piste di ricerca:

– l’inserimento della predicazione in un contesto politico o civile specifico e le sue conseguenze sulle modalità discorsive

– l’analisi delle procedure retoriche e/o figurative attraverso cui si esprime la performatività del sermone, la strutturazione che legittima la parola e l’efficacia della sua accoglienza da parte dei fedeli; l’elaborazione di uno strumento mentale destinato agli ascoltatori e la sua iscrizione all’interno di un  arco di tempo breve (nel ciclo di sermoni di uno stesso predicatore) o lungo (da una generazione all’altra di fedeli)

– l’analisi delle fonti su cui i predicatori costruiscono i loro sermoni e la loro rielaborazione testuale o figurativa; l’uso e il riutilizzo di un patrimonio di motivi e di strumenti “tecnici” propri della tradizione dei sermoni; il legame di conformità o di ricusazione con la tradizione delle Artes praedicandi

– il metadiscorso del predicatore sulla sua retorica personale e l’articolazione tra la parola e l’azione: la “parola come atto” (Irène Rosier)

– le procedure attraverso cui si svolge l’interazione tra la parola del predicatore e la rappresentazione, visiva o mentale, nei fedeli

– il ruolo delle immagini concrete, mentali, metaforiche o allegoriche nella mediazione tra il mondo interiore ed il mondo esterno e il loro legame con il lavoro mnemonico e/o la percezione sensoriale

– i legami tra oralità e scrittura; i problemi legati alla trascrizione dei sermoni (il filtro del  trascrittore, il livello di affidabilità, il controllo esercitato dal predicatore, la circolazione dei sermoni)

– la diffusione, fuori dall’Italia, delle modalità di predicazione sviluppate da Bernardino da Siena e da Savonarola e i cambiamenti a cui sono soggette nel corso di questo processo.

 

 

Atelier Morelli: traduzione francese e studio dei Ricordi (1371-1444)

Curatrice del progetto: Marta Materni
Supervisore del progetto: Elena Pierazzo

Questo progetto, iniziato nel novembre 2014, è suddiviso in due moduli: traduzione e ricerca.

Il progetto ruota attorno alla traduzione del libro di famiglia redatto da Giovanni di Pagolo Morelli tra il 1393 e il 1421. I Ricordi di Morelli non sono solo da annoverare tra i primi libri di famiglia pubblicati (1718), ma rappresentano anche, da quel momento in poi, la scrittura privata fiorentina in numerose antologie della letteratura italiana destinate a un pubblico italofono o anglofono. Mentre alcune traduzioni parziali in lingua inglese hanno contribuito a divulgare quest’opera oltre le frontiere della penisola italiana, il pubblico francofono ha avuto accesso fino ad ora a un solo libro di famiglia fiorentino, quello di Bonaccorso Pitti (tradotto sotto la direzione di Adelin Charles Fiorato e pubblicato nel 1991 presso Presses del CNRS).

Il libro di ricordi di Morelli esplora quasi tutte le forme utilizzate puntualmente dai padri di famiglia nelle loro scritture private, dalla genealogia alla cronaca cittadina, fino ai consigli utili per la gestione degli affari di famiglia. Tradurre Morelli significa quindi aprire al pubblico francofono una finestra eccezionale sulla cultura fiorentina alle soglie del Quattrocento.

Peraltro, le specificità della scrittura privata dell’epoca, che rendono questi testi di difficile accesso, meritano di essere considerate come un oggetto di ricerca a pieno titolo. In un’epoca in cui il volgare stava per essere formalizzato in campo letterario e nelle istituzioni, ci si chiede in quale misura le consuetudini semantiche e lessicali fossero dovute alla lingua latina piuttosto che ai discorsi concepiti nelle sfere ufficiali, letterarie, religiose ed economiche.

Per tentare di rispondere a queste domande, le sedute dell’Atelier (3 all’anno) si svolgono in due tempi:

– la mattinata è dedicata alla traduzione di alcune pagine dei Ricordi. Il testo, sul quale ha lavorato non solo un traduttore ma anche due revisori, è presentato all’assemblea di membri dell’Atelier per discutere dei punti rimasti in sospeso o che presentano difficoltà di interpretazione.

– nel pomeriggio si svolgerà una discussione sulle scelte di traduzione operate dai membri dell’Atelier in materia di lessico allo scopo di armonizzare le pratiche di traduzione sulle scelte comuni guidate dall’interpretazione del testo e dallo studio del contesto socio-politico e delle pratiche delle scritture contabili.

I membri dell’Atelier dispongono di strumenti di lavoro comuni: un diario online (morelli.hypotheses.org, ISSN 2496-6886) e uno spazio collaborativo sulla piattaforma di servizi RENATER, il cui accesso è riservato ai membri dell’Atelier e dove è disponibile, fra l’altro, un glossario elaborato a livello collettivo.

Partner: oltre ai tre membri del LUHCIE curatori del progetto, il team di traduttori è costituito da ricercatori provenienti da vari laboratori di ricerca:

Laurent Baggioni, Triangle (UMR 5206), Université Lyon 3
Noémie Castagné, CEL (EA1663), Université Lyon 3
Maxime Castro, professeur de chaire supérieure, Nancy
Ismène Cotensin, CIRRI (EA3979), Université Lyon 3
Romain Descendre, Triangle (UMR 5206), ENS de Lyon
Jean-Claude Zancarini, Triangle (UMR 5206), ENS de Lyon